venerdì 21 febbraio 2025

Guida al Riconoscimento dei Turdidi comuni di Luca Gorreri e Lorenzo Galardi

Libro trovato per caso, su Vinted, nella mia continua ricerca di testi particolari e interessanti, soprattutto per la mia passione di collezionare penne e piume di uccelli e per il birdwatching, per quanto io riesca a dedicarmici molto poco e passi più tempo a catalogare le registrazioni delle fototrappole. Di solito si va a finire su siti e pubblicazioni straniere che offrono un panorama molto più ampio su argomenti specifici, ma ogni tanto qualcosa c'è anche in italiano, solo che è ben nascosto!


Il mio giardino è frequentato sempre dai merli: la merla mi ha fatto il nido in balcone più volte, i merlotti di tutte le età vanno al laghetto a bere e fare il bagno e quindi la curiosità su come cercare di determinarne l'età mi ha spinta a prendere questo libro appena mi è capitato davanti e sono molto soddisfatta perchè, oltre alla descrizione della specie e alle sua abitudini, le descrizioni del piumaggio sono corredate da numerose foto!

Spesso, anche i manuali che parlano del piumaggio, sono corredati da illustrazioni che non sempre rendono davvero facile comprendere le tonalità dei colori. Certo, vi sono informazioni scritte, ma nulla è come vedere una foto e fare un confronto, motivo per cui, nonostante io parta sempre dal cartaceo per capire che penne ho davanti, finisco sempre a fare dei confronti su Featherdatabase.

Per quanto ci sia una correlazione con la regione Toscana (di cui sono originaria peraltro, per cui mi sento vicina comunque a questo libro) in realtà le descrizioni e le osservazioni sulle specie sono distaccate dal contesto e pertanto utilizzabili ovunque e da chiunque. Ovviamente ci sono informazioni più specifiche sulle osservazioni fatte in tale regione, ma non è una parte predominante del lavoro che rende il testo noioso o di scarso interesse a chi vive e osserva in altri luoghi.

Nella prefazione ci si auspicava anche un secondo volume dedicato alle altre specie di turdidi non affrontate qui, ma non ho idea se esista: a me non è capitato di notarlo durante le mie ricerche. Tutto sommato, però, in questo volume sono descritte le specie che potrebbe capitare di osservare più spesso, primo fa tutti il Merlo (Turdus merula), ma con ampio spazio dedicato anche al Tordo bottaccio (Turdus philomelos), al Tordo sassello (Turdus iliacus), alla Tordela (Turdus viscivorus) e alla Cesena (Turdus pilaris), mentre una parte più breve è stata dedicata al meno comune Merlo dal collare (Turdus torquatos).

Divorato nella lettura con grande interesse, resta sicuramente un manuale di consultazione sempre utile a bisogno per dare supporto al riconoscimento di un esemplare, del sesso e dell'età. Finirà con grande affetto nella mia piccola libreria dedicata agli animali!


giovedì 20 febbraio 2025

ABC dell'Acquario d'Acqua Dolce di Francesco Guarnieri e Giorgio Melandri

Continuano le mie letture a tema acquario. Venivo da un libro che mi era piaciuto molto per la sua personalità e sono approdata al classico manuale... Piccolo manuale, invero, che contiene tutto senza approfondire nulla, dando una panoramica per chi si approccia a questa passione per la prima volta, forse per questo non mi ha lasciato chissà che impressione


L'ho preso sulla fiducia, come il precedente, e, specie considerando cosa mi capita di leggere tutti i giorni sui gruppi di acquariofilia, sicuramente chi inizia farebbe bene a leggere almeno un manuale di questo tipo, giusto per farsi un'idea di come si inizia un acquario, cosa serve e soprattutto in che ordine di fanno le cose, evitando di condannare a morte un'infinità di poveri pesci innocenti buttati in vasche non adatte, con piante finte e senza il giusto periodo di maturazione.

Detto ciò, la prima cosa che ho notato e che mi è rimasta un po' in testa (forse per mia deformazione) è la mole di errori di battitura che rendono il tutto un po' poco professionale, come se non ci fosse stata un'attenta correzione del testo che comunque non manca di dare informazioni che a volte, però, sono fin troppo tecniche su alcune cose, e molto sommarie su altre.

A chi si sta avvicinando a questo hobby, leggere di chimica potrebbe scoraggiare, per quanto poi, nella pratica, la cosa sia molto più semplice di quanto possa apparire e non serve essere chimici per aver bene in mente a cosa prestare attenzione e come svolgere i test, che sono sempre corredati di tabelle colorate molto facili da interpretare. La sensazione generale è che si tratti proprio di un manuale base che rimanda ad approfondire gli argomenti altrove, specie se si vuole capire meglio su che pesci e piante puntare, due argomenti appena accennati.

Sicuramente adatto a chi ha voglia di iniziare e non vuole perdere troppo tempo a leggere, decisamente sconsigliato a chi ha già un acquario e cerca qualcosa di più approfondito con consigli e, diciamo, "trucchi del mestiere" per migliorare la sua esperienza e progredire consapevolmente con la sua passione.

mercoledì 27 novembre 2024

Il Piacere dell'Acquario di Helmut Stallkneeht

Da qualche mese ho riallestito un acquario tropicale. Ne avevo due quando ero adolescente e li ho curati per tanti anni fino a quando, complici problemi in famiglia, li abbiamo lasciati andare fino a che anche l'ultimo pesce è morto (un ancistrus). In seguito in casa non avevo modo e spazio per averlo. Questa primavera ho messo a dimora il mio tanto desiderato laghetto e gira che ti rigira, ho trovato lo spazio anche per avere di nuovo il mio tanto amato acquario.


Mentre l'acquario faceva la sua maturazione, ho cercato in giro un po' di informazioni per riaggiornarmi sui pesci in commercio, varietà e consigli. D'altronde nel tempo lo studio sul comportamento dei pesci è andato avanti, alcuni sono stati ritenuti più o meno idonei alla vita in acquario, per cui ci sta farsi un po' di rinnovata cultura. Gironzolando ho letto molti articoli su Acquariofilia Consapevole e in fondo a una pagina, a un certo punto, quasi per caso, ho notato un po' di consigli di lettura. Mi sono segnata un po' di titoli e li ho cercati nell'usato e così, tra i vari, ho salvato questo libro.

Certamente si tratta di un libro datato, pubblicato alla fine degli anni '90. Quando ho visto Tetra ho ritenuto fosse un buon segno per un libro che tratta un argomento come l'acquario: chiunque abbia avuto un acquario, specie negli anni 90-2000, Tetra se lo trovava scritto su qualsiasi cosa.
Di libri, libretti e compagnia dai contenuti didascalici ne ho letti tanti in passato e appena ho aperto questo sono subito rimasta piacevolmente sorpresa dal trovarmi un testo più personale e narrativo, scritto da un appassionato che ha imparato sul campo, divenendo un esperto nell'aver sviluppato il suo hobby fino ad un livello professionale.

I vari capitoli spiegano anche come allestire, mantenere, arredare e riempire di vita il proprio acquario, ma il tutto condito da aneddoti personali, storia dell'acquariofilia, l'evoluzione che c'è stata dietro ai moderni acquari che adesso possiamo comprare per cifre, tutto sommato, piuttosto contenute. Per me, il cui libro preferito è L'Anello di Re Salomone di Konrad Lorenz, questo libro ha rappresentato una lettura ricca di empatia verso l'autore che, sebbene abbia visto momenti dell'acquariofilia molto più lontani dei miei, descrive i pesci più comuni da avere nell'acquario in un modo che mi ha ricordato molto il mio vissuto da appassionata alle prime armi, con i primi avannotti e l'osservazione del comportamento animale che per alcune specie di pesci è davvero interessante.

La cosa che ancora di più ho apprezzato è il non nascondere fallimenti, momenti di sconforto, complicazioni. Gestire un acquario non è tutto rose e fiori ed è bene, oltre che ad illustrare come si fa quello e questo, mettere in guardia anche dai possibili e comuni errori, ma anche dagli imprevisti come le malattie che manderanno nel panico se non si è pronti a reagire. Certo, un buon rivenditore, un vero acquariofilo, sarà sempre pronto ad aiutare un cliente in difficoltà, ma anche chi entrerà per la prima volta nel suo negozio chiedendo aiuto perchè i suoi pesci hanno un determinato problema. Purtroppo ci sono molti negozi che vendono animali come si vendono giocattoli e l'assistenza è pessima, sempre che ci sia. Laddove non si abbia un negoziante di fiducia, come abbiamo avuto io e mio fratello per anni, i libri possono essere un valido aiuto se scritti con onestà e competenza.

Al giorno d'oggi c'è anche la vastità di internet, a maggior ragione si deve capire e comprendere perchè è davvero facile comprare pesci e invertebrati per il proprio acquario sul web senza che nel negozio ci siano scritte le esigenze di quegli animali o se possono essere compatibili tra loro. E bisogna fare anche attenzione a dove si compra: è un attiamo trasformare un nuovo arrivato nell'untore che ci sterminerà tutto l'acquario costruito in mesi di lavoro o acquistare pesci che non dovrebbero essere nemmeno in commercio.

Detto questo, trovo questo libro, nonostante la sua età, meritevole di lettura più di molti altri didascalici elenchi di cosa e quando che risultano quasi dei depliant sterili, mentre questo libro trasmette la passione dell'osservazione e dell'allevamento dei pesci e dovrebbe essere questo a spingere chiunque ad avere un acquario in casa.

martedì 16 aprile 2024

Bestiario selvatico - Appunti sui ritorni e sugli intrusi di Massimo Zamboni

I libri sono regali pratici, solitamente poco onerosi e grazie ad Amazon si può andare a colpo sicuro nell'accontentare i gusti del destinatario (sante wishlist) senza incappare in errori o doppioni. Ogni tanto tra consigli correlati e girovagare cibernetico, trovo titoli che mi incuriosiscono e che finiscono nelle mie wishlist di letture (ben due, enormi) e capita che tra compleanni e feste mi arrivi qualcosa che nemmeno ricordavo. Questo ne è l'esempio e quindi la sorpresa c'è stata ed è stata graditissima, tanto che per i miei standard odierni il tempo di attesa per la lettura è stato praticamente nullo.


Trama:
Gli esseri umani hanno vissuto da sempre fianco a fianco con gli animali. Con alcuni, addirittura, conviviamo da millenni. Al contrario, da quando la nostra società si è fatta più cittadina e industriale, abbiamo quasi perso il contatto con quelli che chiamiamo selvatici. Della loro presenza, anche quando frequentiamo gli stessi spazi, spesso nemmeno ci accorgiamo. Il mondo che popolano, però, è anche il nostro e l’influenza dell’uomo sull’ambiente che lo circonda ha portato a cambiamenti enormi, anche per quegli animali che, all’uomo, sfuggono.
Anche nel nostro territorio possiamo trovare innumerevoli animali alloctoni, ossia intrusi, inseritisi più o meno a forza in un ambiente che non era il loro con conseguenze diverse e imprevedibili sull’ecosistema, ma anche sull’economia di interi paesi e regioni. Oltre a questo sperimentiamo con sempre maggior evidenza una serie di ritorni inaspettati. Animali selvatici che ritenevamo scomparsi per sempre dalle nostre parti sono tornati ad abitarle, approfittando dello spopolamento delle zone montane e rurali o adattandosi ai nuovi contesti.
In Bestiario selvatico Massimo Zamboni va alla ricerca di questi animali e degli uomini che con loro hanno a che fare. Li osserva e li racconta, aiutato dai disegni di Stefano Schiaparelli, con la passione del naturalista, l’occhio attento dell’artista e la penna del grande scrittore, trasformando le loro storie in una metafora del nostro vivere.
Ho iniziato a leggere questo libro aspettandomi qualcosa di diverso, qualcosa di più formale, scientifico, meno personale. Meno racconto. Inizialmente la cosa mi ha delusa, ma più leggevo e più scorrevano le pagine. La cosa che mi ha catturata e mi ha trascinata fino alla fine in pochi giorni è stato il riconoscermi in tutto ciò, il sentirmi quasi parlare quando cito questi eventi ai miei amici che forse ne hanno anche le scatole piene.

Negli ultimi tempi, e in modo sempre più accelerato, ci troviamo a fare i conti con cambiamenti climatici che impattano sulla nostra vita e prima ancora su quella di piante e animali. Se della prima categoria forse è più difficile accorgersi (ma giusto oggi commentavo come i papaveri fossero i fiori dell'estate in mezzo al grano maturo, mentre ad oggi, aprile, son già fioriti), per i secondi è difficile ignorare, specie se si parla di picchi di popolazione, danni economici e titoloni finiti sui giornali. Del lupo ormai se ne parla continuamente, il granchio blu ha tenuto banco per un po' tra progetti e allarmismi come prima di lui era stato per il gambero killer. Forse in pochi si saranno accorti di come i colombacci siano diventati uccelli urbani, molti vedendoli avranno pensato a piccioni giganti magari. Nessuno forse ha mai visto uno dei tanti insetti citati per il massacro a colture e piante ogni volta diverse, a quest'invasione dovuta alla globalizzazione. Viaggiamo sempre più veloci noi e con noi un sacco di bestioline non sempre simpatiche.

Questi racconti che sanno di casa nostra, di un chiunque che potrebbe raccontare qualcosa che tutti potremmo raccontare, se solo ci si soffermasse a renderci conto di quello che succede. Perchè questo è il punto: a volte ci si accorge delle cose quando è troppo tardi.
Certo va detto che non è solo un libro di cattive notizie, ci sono anche dei ritorni e comunque il tono con cui si affronta il tutto non è affatto deprimente o catastrofico, anzi. Io l'ho letto con quel sorriso amaro, quasi nostalgico, quella sensazione di cambiamento davanti al quale si riesce a fare ben poco se non a correre ai ripari, spesso andando a introdurre quel competitor che nel nuovo habitat l'ospite indesiderato non ha.

E' un libro che si legge facile, che scorre bene, un libro che potrebbe far riflettere su quello che sta cambiando anche chi non ci ha fatto caso, chi non ci dà peso. Ero partita un po' malvolentieri, proprio perchè mi aspettavo qualcosa che avesse un approccio più naturalistico e approfondito forse (e ciò non vuol dire che l'autore spara cose campate in aria: c'è dello studio e dell'informazione dietro) ma alla fine, invece, sono contenta perchè mi sono sentita come nei panni dell'autore, riconoscendomi nei suoi racconti. Più che destinataria di questo libro, me ne sento partecipe, mi ci rivedo, lì a raccontare di quando nei campi non si vedevano gli aironi guardabuoi e i gabbiani stavano solo sul mare, quando i pacchi non arrivavano in un giorno e i nonni avevano un rimedio per ogni insetto che voleva banchettare negli orti...

lunedì 15 aprile 2024

Guida del Naturalista di Gerald Durrell

Ultimamente ho una pila di libri infinita, molti naturalistici, accumulata grazie a Vinted. Col trasloco, avevo bisogno di dare via diverse cose e così, approdando sull'app, ho scoperto che potevo convertire quello che non mi serviva più in... libri. La natura credo sia una delle mie grandi passioni da sempre insieme al disegno e alla lettura. Sebbene poi io abbia seguito in questa vita la via dell'arte, potessi rigiocare la partita sceglierei la natura, probabilmente l'etologia.
Negli ultimi mesi, ormai forse un paio d'anni in realtà, mi sono data in maniera più... seria? (se così si può dire) al birdwatching, tenendo un diario, accumulando libri, ma fin da piccola ho osservato la natura, quella più semplice, e mentre leggevo questo libro mi sono detta: la piccola Aurora di molti anni con questo libro avrebbe creduto di più in quello che faceva spinta da semplice curiosità.


Come ho scoperto questo libro? Cercando Konrad Lorenz, autore del mio libro preferito, L'Anello di Re Salomone, complice dell'attitudine della piccola me all'osservazione di animaletti che suscitavano l'orrore di mia mamma. Ce ne sono varie edizioni, quella sopra è la copertina di quello che ho, preso ad un prezzo davvero ottimo rispetto alla media a cui si trova. Potrebbe risultare datato, si penserebbe, in realtà forse si percepiscono i suoi anni solo per alcuni dati e per alcuni materiali citati, ma si rivela comunque di grande utilità e piacevolezza.
Il libro è stato come un ritrovare la me bambina che avrebbe pensato "Allora non sono l'unica a fare queste cose! E non è una cosa da scemi", cosa che adesso so, ovviamente, ma tutt'ora credo che qualcuno mi guardi con perplessità mentre passo minuti ferma davanti al mio laghetto in maturazione felice dei gerridi che pattinano sulla superficie dell'acqua.

Questo bel librone racchiude in sé le esperienze dell'autore, la descrizione dei vari habitat naturali e una guida pratica per osservare e studiare con mezzi comuni la natura che ci circonda. Dalla costruzione di una trappola, al come conservare i propri reperti, catalogarli e farne oggetto di studio per comprendere ciò che ci circonda. Spesso diamo per scontato un mondo che è oltremodo ricco e magari guardiamo documentari che parlano di animali che non vedremo mai se non allo zoo quando poi siamo circondati da un sacco di creaturine che forse non hanno la stessa maestosità, ma che nel loro piccolo sono granelli fondamentali di un'ecosistema più grande.

Certo questo libro magari ha informazioni datate, oppure l'autore ci parlerà di cose comuni in zone che non ci sono altrettanto familiari, ma il metodo che descrive vale per ogni parte del mondo e se magari non potremmo mai esaminare da vicino la tundra, è facile capire che lo "schema" alla base di ogni habitat è lo stesso.
Nella nuova casa dove vivo da non molto, ho deciso di godermi maggiormente l'esterno e ritrovare un po' la me bambina, cosa che mi porta sul terrazzo a leggere col binocolo a fianco, pronta a scorgere gli uccelli che vivono nella zona oppure imbambolata a osservare i miei nuovi medaka che depongono le prime uova e che saranno destinati a popolare il laghetto.

L'autore stesso a un certo punto si rammarica, citando la conversazione con un collega, di come i bambini non passino più il tempo a osservare uno stagno o un fosso, scoprendo poi di universitari che conoscono il comportamento e le abitudini di animali a loro poco familiari piuttosto che quello della fauna "di casa". Lo studio è molto più teorico che pratico e forse ci si dimentica che quello che leggiamo nei libri è frutto dell'osservazione e dello studio di persone che hanno fatto della curiosità la molla che li ha portati a essere poi i fautori di ciò che adesso diamo per assodato.

In me questo libro ha suscitato grande nostalgia e un rinnovato desiderio di osservare, semplicemente osservare con la dovuta calma ed attenzione quello che abbiamo intorno e che, immancabilmente, stiamo sempre di più riducendo. Nella siepe mista sul lato est della casa risiede uno stormo di passerotti, quegli uccelli che la mia generazione tende a dare per scontati senza forse sapere che sono un endemismo, Passer italiae, la Passera d'Italia e che negli ultimi anni la loro popolazione si è ridotta, se ricordo bene, del 67% (o giù di lì). Le nuove generazioni non potranno più darli per scontati e la cosa che mi rattrista è che probabilmente neanche se ne rendono conto... 

mercoledì 14 luglio 2021

La Maschera - volume primo di Paola Poggioli

Se vi capiterà di guardare in rete cosa se ne dice, troverete opinioni molto discordanti. Credo che succeda spesso quando un libro ha un certo tema o un certo stile (o entrambe le cose) ben identificabili e sui gusti non si discute. Io personalmente apprezzo lo yaoi, sono cresciuta a fantasy e manga come l'autrice e quindi la recensione che farò di questo libro sarà positiva, anche se, in conclusione, lascerò alcune riflessioni e pensieri in merito alla storia di questa serie che si è fermata al primo volume.


Trama:

Città Verde. Un centro portuale ricco, frenetico, abitato da elegante nobiltà e facoltosa borghesia, numerose confessioni religiose e teatro di scambio tra le più grandi città del continente. Un luogo affascinante di cui Shyar ha visto l’altra faccia della medaglia, quella che non si racconta, anche se ha solo quindici anni. Orfano, è stato cresciuto alla Casa di Miseria della città, ed è venuto per lui il tempo di essere mandato a servizio presso un qualche nobile. Un lavoro che ritiene tedioso ed insignificante, perché Shyar ha un carattere strano nonostante le sue umili origini: freddo, altero ed insolente. Un’indole che lo ha reso famoso con gli orfani del quartiere. D’aspetto esile ha la pelle bianca, ricci neri e occhi di un verde-grigio tanto distaccati da manifestare disinteresse per ogni cosa; finché quegli stessi occhi non si posano sul suo nuovo padrone: Xewonyan Ventridys. Il solo mago della città e unico personaggio allo stesso tempo temuto, ammirato ed odiato dall’aristocrazia, la quale fa a gara per accaparrarsene i favori. Shyar diventa il servo personale dell’uomo. Lo Stregone dei Veleni è un individuo oscuro ed imperscrutabile: tanto affascinante e pungente con le donne –suo unico vizio–, quanto pericoloso, crudele, arrogante, imprevedibile e tetramente seducente. L’interesse di Shyar non solo si accende, ma divampa in un sentimento che diviene ossessione ed agonia per un uomo che lo devasta, dice di non volerlo, ma è inevitabilmente attratto da lui.

La Maschera è la storia di un amore che diviene quasi follia, il racconto di un ragazzo dalle doti uniche e dell’uomo dall’immenso potere che lo porterà a svilupparle.

Allora, sulla trama c'è poco da dire: la storia ha un inizio lento e uno sviluppo altrettanto lento per quanto riguarda eventi salienti di storia poiché dedica ampio spazio a descrizioni di ambienti, sensazioni e dettagli, uno stile che a me piace molto e quindi non mi ha infastidita, anzi! Io ho trovato la lettura molto piacevole. Ovvio se cercate un romanzo di azione, questo sicuramente vi risulterà noioso perchè la storia scorre lenta, si dedica spazio ad eventi quali incontri diplomatici, occasioni di gala... tutte cose che servono più che altro a delineare il rapporto complicato tra Shyar e Xewon.

Sui personaggi: se non si amano storie con rapporti omosessuali, inutile dire che questo è un libro che non fa per voi. Diversamente, riconoscerete lo stereotipo tipico degli yaoi, con una parte nettamente dominante. Xewon è il bello, tenebroso e stronzo che nasconde i suoi veri sentimenti, il cui passato è oscuro e di cui non si capisce granché. Come personaggi a me ricordano molto quelli di Ayano Yamane, specie in The Crimson Spell, che comunque è una serie che amo anche se probabilmente morirò prima di vederne la fine.

Non è nascosto che questo libro sia nato sul web dove l'autrice, sotto lo pseudonimo di Axaly, ha pubblicato questa storia a puntate prima di raccogliere il tutto in un volume pubblicato da una casa editrice sconosciuta (almeno per me) da cui poi ha ricomprato i diritti. Non ho indagato molto sui motivi, ma evidentemente le cose non hanno funzionato. E a questo punto parliamo della nota dolente: ultimi aggiornamenti in merito a un sequel sul blog dell'autrice datati 2016 e poi più niente. Evidentemente anche una volta riacquisiti i diritti le cose non sono filate lisce e la stesura è rimasta ferma a un primo capitolo che si trova sul blog.

Come ho avuto il libro? Ho trovato l'autrice con lo stand a Grazzano Visconti. Anche io ero in fiera col mio libro, una delle ultime che ho fatto credo, e quindi l'ho comprato e ammetto che è stato uno dei pochi libri di cui ho cercato subito il seguito prima di arrivare alla fine. Scoprire la sua storia mi ha forse frenata nella lettura, rallentata di sicuro, ma non perchè non mi piacesse, ma perchè sapevo che sarei rimasta con una certa insoddisfazione. Ci ho messo anni tra acquistarlo e leggerlo e adesso, a 5 anni dalle ultime notizie, non so quanto sarà probabile che il 2 arrivi, ma d'altronde io stessa sono ferma nella scrittura pur non avendo abbandonato il mio mondo, quindi mai dire mai...

Per il resto io ho trovato che questo libro sia molto immersivo e facile da visualizzare, io me lo sono visto dinnanzi proprio come fosse disegnato dalla Yamane e non credo che sia un difetto dato che è evidente l'influenza alla base della storia e nessuno da nessuna parte ha negato la correlazione con manga yaoi. Ritengo sia uno di quei libri dove i gusti personali incidono per forza di cose nella valutazione e nel piacere della lettura, e io l'ho preso sapendo che sarei andata incontro a qualcosa che avrei apprezzato, anche se poi quando l'ho sfilato dalla libreria non mi ricordavo nulla e sono andata a caso... cosa che è stata come una piacevole sorpresa che mi ha aiutata a leggere in un periodo dove mi è davvero difficile concentrarmi.

Spero che Paola prima o poi porti avanti questa sua storia e io sarò prontissima a comprare il secondo volume di questa saga!

giovedì 21 gennaio 2021

Le Creature del Piccolo Popolo di Dario Spada

 E' un periodo in cui leggere mi è molto difficile. Il covid non c'entra nulla, semplicemente il mio livello di concentrazione è scarso da un po', un bel po', e non se ne esce. Ormai tipo è quasi un paio d'anni che va così, quindi vabbè...
Ero rimasta che leggevo il primo volume di Ravenloft scritto dalla Hamilton. L'ho letto ovviamente, ma dovessi raccontarvelo farei un po' fatica. Ha un inizio mooooolto lento, superata la grande salita la discesa è stata rapida. La scrittura mi è piaciuta, ma la storia è solo un incipit, quindi sì, mi è piaciuto nel complesso, ma non è nulla di che e non so se cercherò i seguenti.
Ma torniamo a noi! Ho fatto un periodo in cui ho cercato informazioni sul piccolo popolo e mentre Luca era in Trentino, gli ho detto che, se trovava qualche libro di leggende e similari, avrei gradito quello come souvenir. E Luca è tornato con questo, che poi ho scoperto che aveva una mia amica e se lo avessi scoperto prima, questo sarebbe stato depennato dai possibili acquisti...


L'idea di questo libro in sé mi piaceva, ce lo avevo anche in wishlist su Amazon, ma la realizzazione mi ha molto delusa. Purtroppo secondo me è colpa di come è stato organizzato e anche dell'editing. Ci sono molte ripetizioni e le categorie sono... inutili? Nel senso che ogni creatura o gruppo di creature ha un testo introduttivo e poi (in teoria) descrizione e habitat; a volte anche una leggenda. In teoria perchè, spesso, le informazioni sono mescolate tra le tre parti e non si capisce bene perchè...
Molte creature, inoltre, hanno descrizioni talmente simili che alla fine sembra un potpourrì molto incasinato e confuso... il fatto poi che le creature anche se son nelle Fate vengano chiamati Elfi o che alcune famiglie compaiano sia in uno che nell'altro gruppo... sinceramente passa la voglia di leggerselo tutto, ma l'ho fatto, La mia amica no, si è arresa prima.

Io credo che ci sia stata una grande ricerca di informazioni, ma alla fine risulta incasinato il modo di esporre i risultati e a volte gli elenchi di nomi impronunciabili (che non è colpa dell'autore, ma queste creature son tutte situate tra nord ed est Europa e non sono lingue a cui siamo avvezzi) sono una cosa che interrompe molto il succo dell'informazione. Tutto ciò secondo me sarebbe stato meno fastidioso con una buona fase di editing, un'impaginazione curata e, ammetto, questi libri sarebbero sempre molto meglio con illustrazioni per aiutare il lettore a comprendere meglio mentre in questo le illustrazioni presenti non rispecchiano molto la descrizione... sembrano un po' messe lì dove potevano c'entrare qualcosa.
Il fatto, però, è che qui tra una creatura e l'altra le descrizioni sono talmente simili che anche volendo, non trovi le differenze. Ci sono diverse fate che son tutte bionde con gli occhi azzurri e vesti bianche semitrasparenti... Inoltre sono descrizioni molto vaghe, a volte appena accennate e non sempre sono racchiuse nella giusta sezione "descrizione".

Più andavo avanti e più avevo voglia di metterci le mani per sistemare quei testi in modo migliore ma, nel bene o nel male (molto male) Armenia ha chiuso i battenti e con lei sono andati fuori stampa tanti bellissimi libri fantasy e dedicati al fantastico. Nota positiva: l'immensa bibliografia finale da cui provengono le fonti e che ha allargato la mia lista di libri papabili da cercare che, spero, siano più chiari e meglio impaginati, organizzati e comprensibili.

Di certo questo è un grande elenco di creature fatate di vario tipo, ma da qui a trarne informazioni chiare e distinguibili ce ne passa. Verrebbe voglia di cercarsele sul web una per una per capire meglio cosa le distingue o come sono, ma è una cosa che non farò. Avevo cercato testi proprio per avere qualcosa di materiale, di fisico... e niente, aspetterò il prossimo acquisto e intanto leggo un libro che ho preso al Butterfly Arc e che so già che mi piacerà perchè è una raccolta dei testi che si possono leggere nel percorso esterno del Bosco delle Fate e che vi consiglio di visitare, nei modi e nei tempi adeguati, se amate le farfalle e il popolo magico. Ma non portateci bambini irrispettosi, perchè avremmo voluto buttarne fuori a calci diversi...


venerdì 12 giugno 2020

Con te in cima al mondo di Tom Ryan

Amo gli animali e mi piace, in generale, leggere loro storie però ammetto che quasi la totalità dei libri che ho in merito vengono dal mercatino del'usato o sono regali perchè se devo spendere 15-19 euro, di solito li investo nel fantasy, che resta la mia lettura prediletta. Volendo staccare un po', mi sono data a questa lettura quasi per caso. Ho tantissimi libri da leggere e ogni tanto vado proprio a caso. Ne tengo un po' accanto al letto e pesco. Via via che li leggo li riporto in libreria e aggiungo altro.
Di questo mi aveva ispirato la trama, un po' meno la copertina perchè il riflesso blu negli occhi del povero cagnolino lo fa sembrare alieno XD però all'interno ci sono alcune pagine a colori con foto migliori di Atticus, il protagonista in copertina.


Ammetto che l'inizio è stato un po' faticoso e in salita perchè la scrittura dell'autore non mi prende particolarmente e fino alla fine ho cercato di farmela piacere senza riuscirci. Nonostante descriva posti che sicuramente sono splendidi (le foto lo dimostrano anche) non mi sono sentita coinvolta dalla sua meraviglia, dalle sue esperienze che sono quelle di un viaggio di vita, perchè effettivamente nel giro di cinque anni la vita di Tom cambia davvero grazie ad Atticus, questo cagnetto dal carattere forte che sembra nato predestinato per essere speciale.

Trama:

Tom Ryan, giornalista di mezz'età, vive in una cittadina del Massachusetts insieme con Atticus, il suo adorato schnauzer nano. Sono anni che Tom, prigioniero di un'esistenza che sembra aver perso la bussola, non si concede una vacanza. Finché un giorno riscopre l'amore per la montagna. Un vecchio amore chiuso in un cassetto da troppo tempo, insieme con i ricordi d'infanzia e delle passeggiate con il padre tra le vallate delle White Mountains, nel New Hampshire. Tom adora quei luoghi. È da lì che deve partire per ridare un senso alla sua vita. Decide così di cimentarsi in un'impresa grandiosa: scalare le quarantotto vette più alte delle White Mountains. Ma non sarà solo in quest'avventura: ad accompagnarlo per undici settimane, fedele ed entusiasta, ci sarà Atticus. Un piccolo cane dal grande cuore che, giorno dopo giorno, saprà dimostrare a Tom che cos'è la vera amicizia.

La storia è a doppia linea, tra le vicissitudini dell'umano e dell'animale. Empaticamente parlando, è impossibile non ammirare questa bestiolina, ma per il resto, come dicevo, a me la scrittura di questo libro non coinvolge. A spizzichi e bocconi l'autore ci racconta anche della sua vita, dei suoi problemi, ma non c'è una linea continua e tutto mi è sembrato un po' singhiozzante.
Viene consigliato anche per scoprire l'amore per la montagna, ma io non la vedo così. Sulla forza di volontà, magari, perchè quello che sicuramente si evince è lo sforzo, l'immensa fatica necessaria nell'impresa prefissa e la grande soddisfazione che ripaga tutto quando si arriva in cima, ma il contorno, l'anima della montagna, secondo me non viene fuori in una maniera coinvolgente.
Io stessa ho fatto alcune passeggiate in montagna fino a picchi da cui si ha una vista sul mondo davvero speciale e pure io ho un bel po' di ciccia da portarmi dietro. Mi sono molto più riconosciuta nella fatica e negli sguardi stupiti di gente allenata che ti trova che sali o che sei in cima, ma il paesaggio e le sensazioni sono piuttosto asettiche.

In generale avrei, forse, preferito un soffermarsi maggiore su alcune parti, su alcuni dettagli e una scorrevolezza negli eventi migliore, invece mi è sembrato tutto frettoloso, singhiozzante, asettico e a volte confuso. Non dico che sia stata una pessima lettura (i libri brutti sono altri) però non mi ha lasciato molto se non comunque un sorriso che mi aspettavo da un libro che parla di animali. Questo sicuramente ha influito sulla mia impressione finale sollevandolo a tre stelle da due. Se il lettore avesse preferito il lato montagna, probabilmente ne sarebbe rimasto maggiormente deluso a mio parere.
Tutto scorre in un modo talmente veloce che le persone sono solo nomi, le montagne sono solo nomi e tutto sembra più un lungo elenco di fatti che un vero e proprio romanzo. Probabilmente leggere il loro blog mentre erano in viaggio sarebbe stato di certo più coinvolgente.

Detto ciò, torno a un fantasy fresco di acquisto, il che è abbastanza insolito, ma i motivi sono due: l'autrice è la Hamilton, che a me piace molto, e l'ambiente è Ravenloft, ambientazione gotica in cui ho giocato anche di ruolo da tavolo e che mi affascina notevolmente. Spero di non rimanere delusa e spero non si tronchi bruscamente perchè non ho gli altri tre volumi di questa saga... che sono scritti da altre due autrici... il che non è che mi sconfinferi molto, ma mi adatterò.

venerdì 29 maggio 2020

Il Sognatore di Laini Taylor

Ero rimasta così tanto contenta de La Chimera di Praga che appena è uscito un nuovo libro di Laini Taylor l'ho subito preso, anche se poi è rimasto in libreria per un sacco di tempo. Ora mi pento di non aver preso il secondo appena lo avevo adocchiato in libreria! Avrei attaccato subito con la lettura perchè con un finale così non si può che desiderare di andare subito avanti per sapere come andrà a finire, ma andiamo per gradi...


Trama:

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.
 
Rileggendo la trama, so che avrei comprato questo libro anche se non fosse stato di un'autrice che mi aveva già catturata per il suo modo di raccontare storie.
Venivo da uno stile di scrittura molto diverso, più concreto e diretto, mentre Laini Taylor si sofferma in dettagli, sensazioni, immagini che richiamano emozioni e particolari frivoli, ma affascinanti. Forse anche per questo l'impatto iniziale con questo libro è stato particolare e mi ha lasciato perplessa, con l'idea di non aver capito nulla di ciò che stavo leggendo, ma proprio per capire sono andata avanti e alla fine il voler capire e conoscere è proprio ciò che porta avanti Lazlo e noi con lui fino a che i punti di vista della storia divengono due, ben distinti e distanti.
La cosa che colpisce è la naturalezza con cui viene presentato un dettaglio che rende ogni essere di questo mondo decisamente diverso da noi: la presenza di due cuori. Uno è come il nostro, un muscolo che pompa sangue nel corpo, ma l'altro spinge nelle vene lo spirito, una sostanza incolore che però è essenziale per dare a un corpo non solo la vita, ma quel qualcosa che ci rende, forse, davvero vivi.

Lazlo lo conosciamo che è un bambino in un orfanotrofio in un'atmosfera così grigia che non si può non ammirare la forza con cui questo bambino sogna un mondo immaginario frutto di racconti, un mondo il cui nome, all'improvviso, viene dimenticato e trasformato in Pianto. Così, da un momento all'altro: tutte le menti del mondo non conoscono più il nome vero, ma solo Pianto e Pianto è per tutti... ma non per Lazlo che sente quel cambiamento, lo percepisce e cerca in tutti i modi di aggrapparsi a un ricordo precedente che inesorabilmente svanisce. Quale potere può cancellare dal mondo un nome da ogni mente? E così Lazlo si aggrappa al suo sogno di scoprirlo, di capire Pianto, la sua cultura, i suoi misteri e come si possa cambiare nome a una città a quel modo.

*** POSSIBILI SPOILER ***

E Lazlo ci riesce. Dapprima solo come studioso immerso tra libri a cui nessuno dà più peso, relegati a miti, leggenda, folklore, eppure Lazlo vi vede qualcosa. Lazlo è un animo buono, così buono che di quel folklore fa la fortuna di un altro personaggio contorto, l'Alchimista Thyon Nero, il primo che riesce nell'impresa che tutti gli Alchimisti hanno sempre bramato: creare l'oro. E ci riesce proprio grazie alla bontà di un giovane Lazlo che da quel gesto non ha ricavato nulla, nemmeno un briciolo di gratitudine, eppure il destino terrà vicini i due anche quando Pianto si rivela reale e tutte le leggende si materializzano un bel giorno davanti agli occhi di Lazlo, Thyon e molti altri.
Già qui si ha quella sensazione di gioia nel vedere realizzarsi un sogno, la forza della perseveranza appagata dal poter dire: avevo ragione. Ma Lazlo quasi se la vede portar via ed è in quel momento di disperazione che trova la forza di inseguire il suo sogno. Sarà forse il meno utile, il più banale fra tutti, ma proprio la sua sincerità, il suo sogno, il suo desiderio, lo rendono speciale e in lui vede quel che basta Eril-Fain che lo porta con sé in una particolare ricerca e poi fino a Pianto per risolvere un enorme problema.
E qui, dopo un deserto inclemente e bruciante, tutto quanto si può racchiudere nella parola blu. Blu come il misterioso mesarzio, un metallo alieno o divino che nulla riesce a scalfire e blu, come la pelle dei Mesarthim, Dei e oppressori di quel popolo liberato grazie proprio a Eril-Fain e a un bagno di sangue. Eppure, da quel massacro, qualcuno si è salvato, qualcuno che non ha il potere distruttivo dei genitori, ma che ne ricalca l'aspetto e solo questo basta. Basterebbe a tutti, ma non a Lazlo che trova il tutto affascinante.
Ed è qui che i due punti di vista si toccano nel mondo dei sogni di Lazlo, dove tutto può accadere, dove una dei sopravvissuti al massacro entra e viene vista. Da Lazlo e solo da Lazlo. Sarai, una Mesarthim, figlia della temibile Isagol. Chiamata Musa degli Incubi per il compito a cui si era dedicata suo malgrado negli anni dopo il massacro, rimane incantata da Lazlo e dai suoi sogni e quando Lazlo stesso capisce che Sarai è reale, comincia un'avventura fatta di sogni e tenerezza che fa desiderare il sonno più della veglia.
E quando la dolcezza e la speranza si fanno largo nel cuore del lettore, ecco che tutto si ribalta di colpo, che nel giro di pochi attimi tutto cambia, inesorabilmente, per Lazlo, per Sarai, per Pianto e per chiunque. E poi? E poi serve il secondo libro, mannaggia!

*** FINE SPOILER ***

Come mi era già successo nella precedente trilogia dell'autrice, è inevitabile finire per essere coinvolta nella storia, nei sentimenti e quando, alle ultime pagine, cominci a esserne quasi sopraffatta, ecco che rotoli veloce alla fine e... e quel libro che ne segue non ce l'hai! Lo recupererò quanto prima, ma nel mentre ancora mi crogiolo nella tenerezza, nella dolcezza e nella rabbia che alcuni personaggi mi lasciano e che so già ritroverò nel secondo volume. (Minya, così per dirne uno...) E temo che potrà solo aumentare.
Per una sognatrice come me, tutto questo è bellissimo. La forza che si ha nel perseguire i propri sogni, nel perseverare nonostante tutto, è magia. Dopo aver letto il libro, quasi mi sento in colpa per aver messo da parte il mio, mi sento in colpa verso i personaggi a cui non ho dato un epilogo su carta e ammetto che ne ho ricevuto ispirazione, quasi una spinta.
Vorrei essere come Lazlo e per Lazlo voglio il secondo libro, devo sapere come va a finire!

venerdì 3 aprile 2020

The Fate of the Tearling di Erika Johansen

Salve, salve a tutti. No, non sono morta... che suona abbastanza brutto di questi tempi, ma tant'è. No, non è stata la quarantena a farmi riprendere a leggere dato che io vivo in casa praticamente sempre. Diciamo che nell'ultimo anno e anche più, non sono riuscita a scrivere, leggere o a concentrarmi su molto altro. Colpa della mia salute mentale e fisica che mi ha portato anche a dover abbandonare un lavoro che mi piaceva, ma che ci vogliamo fare? La vita va così.
In compenso nell'ultimo mese sono riuscita a tornare a leggere e finire una trilogia che mi aveva coinvolta fin da subito e di cui mancherà la recensione del secondo libro, ma trarremo le somme qui con questo finale che, nelle ultime pagine, un po' te lo senti e un po' speri che non sia così. Ma la cosa bella è che è un finale che non lascia nulla di sospeso o di aperto. La trilogia finisce e finisce con un bel punto.


La cosa che sicuramente mi ha agevolata nel riprendere la lettura è la scorrevolezza che caratterizza tutta la saga. Una trilogia che ho amato molto e di cui si parlava anche di fare un film; pareva che la Warner ne avesse preso i diritti scegliendo Emma Watson come attrice per il ruolo di Kelsea, ma non se n'è saputo più nulla e la cosa è finita nel dimenticatoio. Poco male in sé, mentre dall'altro lato anziché vedere remake, sequel e prequel di cui nessuno sentiva il bisogno, attingere a dei bei romanzi potrebbe portare qualcosa in più per gli amanti del genere fantasy, ma ahimè anche la mia adorata Chimera di Praga è un progetto abbandonato e di cui non s'è sentito più nulla.
Tornando a noi, il titolo di Fato del Tearling è quantomai azzeccato in quanto le decisioni e le azioni della giovane regina Kelsea smuoveranno le sorti di tutto il suo regno e non solo. Nel finale vediamo da vicino la famigerata Regina Rossa e il Mortmesne, mentre il Cadare rimare per lo più una regione nominata ma di cui non si sa molto di più (e nemmeno se ne sente il bisogno).

Trama:
In meno di un anno Kelsea Glynn, dall'adolescente impacciata che era, è diventata una sovrana sicura di sé. Mentre maturava nel suo ruolo di regina del Tearling, questa giovane testarda e lungimirante ha trasformato il regno intero. Nel suo tentativo di eliminare corruzione e vessazioni e riportare giustizia si è fatta numerosi nemici, in patria e nei territori confinanti: il più terribile di tutti è la Regina Rossa, che non si è fatta scrupolo di rivolgere il suo esercito contro il Tearling. Per proteggere la sua gente da un'invasione devastante, Kelsea ha compiuto una scelta incredibile: si è consegnata coi suoi zaffiri magici al nemico, lasciando il trono a Mazza Chiodata, fidato comandante della sua guardia personale, cui ha affidato il ruolo di reggente. Questi, però, non ha alcuna intenzione di arrendersi fino a quando non sarà riuscito a salvare coi suoi uomini la regina, ora prigioniera nel Mortmesne. Qui inizia il capitolo finale, nel quale il destino della regina Kelsea e dell'intero Tearling saranno finalmente rivelati!
La cosa bella di tutta questa trilogia è l'alternarsi dei tempi, dei mondi, del presente e del passato, di visioni del futuro il tutto miscelato bene e senza creare confusione ma, anzi, una grande curiosità nell'attesa che i punti si congiungano per capire, dissipare la nebbia e delineare i contorni e i perchè dei personaggi. I "cattivi" si muovono bene e si ha modo di capirli, assimilarli lentamente e anche comprendere le loro azioni, seppur si sia liberi di appoggiarle o meno. Kelsea stessa agisce spesso d'impulso e d'istinto perchè, per quanto sia la protagonista, la regina, non è una classica eroina senza macchia e senza paura. E' umana nelle sue debolezze e nelle sue forze e cresce, vacilla, si pente e impara dal passato, capisce via via la forza che ha acquisito e la sua origine, nonché il prezzo che le richiede e ciò che quegli zaffiri significano, da dove vengono.

Ho sempre avuto un misto di attesa e timore nell'arrivare alla fine di una storia, perchè hai sempre paura di trovare ad attenderti una delusione. Da una parte sai che dovrai abbandonare quel mondo e quei personaggi, ma l'idea di farlo con insoddisfazione, delusione o magari rabbia, non è mai piacevole, però capita. A volte è questione di gusti, a volte si percepisce una mancanza di cura o l'incapacità di chiudere tutti i punti aperti dalla trama. A volte si sente l'esigenza di approfondire, di avere risposta a dei perchè e la cosa che più mi ha stupita di questa trilogia è che si chiude tutto.
E' un finale agrodolce, guadagnato a caro prezzo, di cui si ha il sentore verso la fine, come dicevo, eppure quelle ultime pagine le leggi di corsa, quasi sperassi in un punta di dolcezza che sai che non ci sarà perchè il Tearling è così, crudo e diretto, e questo è il miglior finale che poteva avere in onore anche del perchè e del come era stato fondato da William Tear dopo il Passaggio.
E anche sul personaggio di William Tear si scopre tanto, un cambiamento netto rispetto alle prime impressioni, agli occhi di un'ingenua Lily per poi vederlo con altri occhi e vedere l'uomo sotto l'eroe del Passaggio, quell'uomo misterioso e quasi santo.

Potrebbe far storcere il naso a qualcuno l'impronta che si dà alla chiesa di Dio in questi romanzi, ma si tratta di un fantasy e come tale andrebbe preso. Nella storia, la chiesa ha avuto sempre un'influenza marcata e non sempre pulita e giusta e qui non fa eccezione. Nuova Londra è un crogiolo di ogni tipo di peccato, specie nel Gut, nel Nido, e non ci si fa scrupoli a portare alla luce le debolezze dell'uomo e della carne in tutte le sue sfaccettature. E a me piace che ci sia quest'umanità di fondo perchè l'essere umano non è perfetto e ogni mondo ha le sue ombre.
Sono cose che possono o meno piacere e che quindi influenzano il giudizio di un lettore e sono il motivo per cui a me questa trilogia è piaciuta davvero molto.

Ora, se la concentrazione mi accompagnerà, spero di continuare a leggere perchè ne sentivo la mancanza e la frustrazione di non riuscirci mi stava logorando. Dita incrociate!

domenica 30 settembre 2018

Il Mondo dall'Altra Parte di Fosco Del Nero e Michela Salotti

Quando in libreria trovo fantasy italiani editi da case editrici poco conosciute, ho sempre una gran curiosità e ammetto che, anche se la trama non è originalissima, tendo a preferirli, forse in funzione di quella sensazione di solidarietà tra autori sconosciuti. In questo caso la copertina, poi, mi piaceva davvero un sacco e quindi il libro è venuto a casa con noi salvo poi restare parcheggiato in libreria per un bel pezzo. Fino ad oggi. Sarò sincera: tornassi indietro, lo lascerei in libreria con il consiglio di non metterlo in mezzo ai fantasy perchè poi è normale che un lettore che si aspetta un fantasy rimanga deluso e scontento.


Il libro parte come un urban fantasy, con Lorenzo, un ragazzo quindicenne che ha avuto finalmente accesso alla soffitta di casa dove scopre un sacco di cose interessanti, ma niente di eclatante come si era aspettato. D'altronde la soffitta è il deposito di mezza famiglia, tra cui lo zio Emanuele che un giorno ha deciso di sparire in giro per il mondo lasciando presunti tesori in quella soffitta. Lorenzo cataloga tutto ma, a parte tanta polvere, trova solo vecchi oggetti normalissimi fino a quando, praticamente seppellita dietro ad altra roba, scorge una specchiera antica e decide di tirarla fuori.

Questa specchiera ha un cassetto con incisa una frase in latino, ma, a parte questo, non ha null'altro se non un aspetto molto antico e, apparentemente, di valore. Lorenzo scoprirà poi che l'oggetto è in realtà un collegamento tra luoghi e tempi diversi, un collegamento che lo porterà a conoscere Celeste, una ragazza di un altro mondo misterioso. Purtroppo, a parte vedersi, i due non possono interagire giacché non possono udire le rispettive voci; Celeste, però, par sapere come funziona l'oggetto e, a gesti, riesce a far capire a Lorenzo la cosa sorprendente di quel semplice cassetto: i due possono parlarsi tramite messaggio scritto che viene "trasferito" da un mondo all'altro, perfettamente leggibile.

Ecco, bene, il fantasy finisce qui. Peccato che siano i primissimi capitoli di questo libro che, seppur breve, diventa noioso e ripetitivo.


*** SPOILER ***

Dopo l'incipit che poteva sembrare interessante, il libro diventa piatto e monotono. La parte narrativa si riduce all'osso sostituita da uno scambio di missive giacché i due non si incroceranno mai più allo specchio, limitandosi a una fitta corrispondenza. Un capitolo - una lettera, in alternanza Lorenzo - Celeste. Vabbeh, rinunciamo alla narrazione e ai dialoghi e seguiamo la storia in un alternarsi di punti di vista? No, perchè non esiste una trama vera e propria da sbrigliare dato che, se normalmente uno può pensare che tramite le lettere conosceremo i personaggi e il mondo misterioso dall'altra parte, in realtà tutto questo occupa ben poche righe perchè tutto il resto è un percorso spirituale di evoluzione.

Ora: precisiamo che mia madre è appassionata di esoterismo, religione e spiritualità e che io nulla ho contro diversi punti di vista sulle regole che governano il mondo, sul destino, sulla reincarnazione o qualsiasi insegnamento la propria religione o il proprio pensiero possano prevedere, ma non è fantasy. Se questo è fantasy, allora nel fantasy possono essere esposti anche libri sacri delle religioni, pensieri filosofici e percorsi interiori che, di norma, sono tutti raccolti nelle sezioni religione o esoterismo.

E per molti potrebbe essere pure offensivo pensare che simili libri vengano definiti "fantasy".

Fatta questa premessa, ho finito questo libro per principio ma, avendolo io comprato come fantasy, è uno dei peggiori che io abbia letto negli ultimi tempi. Tralasciamo i refusi o la scrittura che magari può piacere o meno a seconda del gusto, ma, se cercate una storia, evitatelo. Volete un libro atipico che vi presenti una filosofia di pensiero e di crescita interiore? Può essere che questo lo sia, ma se davvero vi interessa, allora recuperatevi qualche testo veramente incentrato su questo e sicuramente avrete modo di riflettere in maniera più fluida, continua e congruamente esposta.

Non dico che qui se ne parli a casaccio perchè, dalla biografia degli autori, sicuramente sanno di cosa parlano, ma secondo me hanno scelto il modo sbagliato con questo libro, o forse hanno scelto il pubblico sbagliato puntando a un fantasy che di fantasy ha poco.

Non mi esprimo sui contenuti concreti dei messaggi perchè sono puramente soggettivi. Credere o meno nella reincarnazione, nell'evoluzione di un'anima, nelle esperienze programmate da essa agli albori della sua esistenza, un filo conduttore per cui tutto succede per un preciso motivo... sono cose che ognuno deve affrontare personalmente. Ma, a mio parere, non con un libro simile.

Per ribadire che non sono avversa a certi argomenti, io ho anche partecipato a incontri con persone che insegnano, guidano in certi percorsi. Ho partecipato a canti curativi e di trance e trovo affascinanti molti aspetti di questi pensieri pur magari non condividendo appieno alcune cose, che possono essere la dieta vegetariana/vegana così come l'individualità del proprio cammino in ogni suo aspetto, ma non per questo giudico chi la pensa diversamente.

Il problema sta tutto nel fatto che io ho comprato un fantasy, volevo leggere un fantasy e mi sono trovata davanti un libro che, personalmente, tratta argomenti che adesso non mi interessano, affrontati in un modo che neppure ritengo immediato e adatto. Parere personalissimo, ma d'altronde se si parla di un libro, di un film, di un gioco... l'opinione è sempre personale.

*** FINE SPOILER ***


Lo consiglio come fantasy? Assolutamente no. Lo consiglio come libro di introspezione/esoterismo/percorso interiore? No, trovate sicuramente di meglio, magari negli stessi libri scritti dagli autori.

Copertina molto bella, scritto in maniera accettabile sorvolando su alcune sillabazioni non proprio piacevoli e punti messi un po' a caso a spezzare discorsi dove magari un punto e virgola stava meglio... o almeno non iniziare puntualmente frasi con ma, anche e compagnia bella... Ok, ogni tanto può starci per dare enfasi, come iniziare con la e dopo il punto, ma non può essere la regola!

Tra l'altro, ciliegina sulla torta, il finale non è proprio un finale che ripaga la pazienza della lettura e arriva piuttosto improvviso, quasi a un certo punto si fosse deciso che il libro era lungo abbastanza. Non dico sia insensato il momento a livello di "trama", ma per come accade, sembra un po' buttato lì...

E niente, adesso mi dedico al primo di una trilogia per ragazzi che, ho scoperto a mio spese, sia introvabile! Avevo il secondo libro e ci ho messo tantissimo a trovare il primo (e il terzo) pescandoli casualmente a una fiera del libro d'epoca dove non c'entravano niente, ma il banco li aveva da vendere per conto della figlia del proprietario XD e manco a farlo apposta aveva il primo e l'ultimo! Casualità? Forse no, magari era destino.

mercoledì 19 settembre 2018

Il Tesoro del Bigatto di Giuseppe Pederiali

Ormai entrare in libreria è meno frequente di prima perchè so che non posso spendere quanto vorrei e comprare scaffalate di libri, ma ogni tanto cedo alla tentazione e vado a spulciare nel mio reparto preferito: fantasy. Spazio tra fantasy, gothic, ragazzi e dintorni di solito; ci son tante cose interessanti, ma devo farmi convincere solo da ciò che realmente mi attrae e così l'ultimo giretto in libreria mi ha vista uscire con tre libri: uno che cercavo e due casuali scoperte. Questo fa parte degli ultimi due.
Mi ha attirata perchè si ambienta ai tempi di Matilde di Canossa nella zona della bassa e, sentendomi ormai parte del posto (anche se non vivo proprio nei paesi toccati), ho deciso di comprarlo perchè, a parte territorio e periodo, mi ispirava la trama che però, partita bene, mi ha un po' annoiato.




Trama:
Anselmo, l'eremita della Pietra di Bismantova, riceve l'incarico di portare a compimento una delicatissima missione segreta per conto di Matilde di Canossa ma, scoperto il piano e la destinazione finale, il Diavolo in persona decide di ostacolarlo in ogni modo. L'incontro col giovane re Vitige, pronto a partire per una grande avventura nel tentativo di salvare il suo popolo dalla carestia, induce Anselmo a cambiare i propri piani di viaggio, e di conseguenza a confondere il suo rivale... In un'inedita Pianura Padana fantastica dell'Undicesimo Secolo, un manipolo di coraggiosi ma sgangherati eroi affronta una brancaleonesca avventura irta di pericoli lungo il corso del fiume Po, ricco di miti e creature leggendarie della tradizione folclorica italiana.
Parlare di fantasy, per i canoni a cui siamo abituati oggi, forse è un po' fuorviante. E' una lettura di genere fantastico scritta negli anni 80 e usata anche come lettura scolastica (e io avrei voluto leggere questo piuttosto che altre cose noiosissime che mi son capitate...). Wikipedia mi dice che potrebbe essere il secondo di una trilogia, ma in realtà non si sente il bisogno di un primo né di un terzo libro.

La prima parte l'ho trovata carina e divertente (anche se si apprezza a pieno con una conoscenza basilare del dialetto della zona per cui mi sono avvalsa dell'aiuto di amici di qua XD) fino a quando Anselmo s'imbarca sulla Gogamagoga assieme alla sua sgangherata ciurma di personaggi strambi, ma da lì in poi diciamo che è un susseguirsi di eventi e incontri che non portano avanti la trama anche se mostrano creature ed eventi caratteristici della zona. Tutto sommato, comunque, non ho fatto fatica a leggerlo tutto, complice anche il fatto che la scrittura è semplice, scorrevole e i capitoli sono piuttosto brevi.

Il personaggio di Anselmo risulta simpatico, con quella vena che ricorda un po' Don Camillo che, anche se prete, era prima di tutto un cristiano, inteso come uomo terreno. La sua controparte, il Diavolo in persona, è in egual modo apprezzabile nella sua malignità mai troppo marcata per come presentata. Di tutti gli altri personaggi di contorno, sinceramente, non mi sento di spendere apprezzamento o odio particolare per nessuno: sono tutti abbastanza insapori, scarsamente utili come spalla, spesso solo macchie di colore o espedienti per portare avanti gli avvenimenti (e a volte nemmeno quello).

E' un libro da leggere? Se si è della zona, secondo me, lo si può apprezzare, perchè ci si riconosce e si capiscono al volo molte cose. Diversamente, lo trovo un libro un po' di nicchia, leggero, carino, ma che non ti lascia nulla di particolarmente impresso se non alcuni nomi stupendi e arzigogolati che devo appuntarmi da qualche parte per farci personaggi assurdi da giocare magari in qualche campagna breve o one shot di gioco di ruolo da tavolo XD

domenica 3 giugno 2018

La Grande Lezione dei Piccoli Animali di Marcel Roland

Visto che ho fatto molta fatica a leggere negli ultimi mesi, ho deciso di cambiare genere dedicandomi a un libro che aspettavo di leggere dal momento che l'ho comprato, ma per principio ho voluto finire quello che avevo sul comodino. Questo libro l'ho scoperto per caso gironzolando per la Comet. La cosa bella di andare alla Comet sono i libri super mega scontati, tanto che ho pagato questo circa tre euro, una spesa ben al di sotto di quella che pagherei per questo libro dopo averlo letto <3


Di cosa parla questo libro? Di insetti. Nulla di complesso, nulla che non potreste osservare voi stessi se, presi dalla curiosità, voleste verificare quanto ci racconta Marcel Roland con un linguaggio semplice e diretto, cosa che mi ha portato a divorare questo libro al pari del mio sempre amato L'Anello di Re Salomone di Konrad Lorenz solo che, appunto, qui ci incentriamo esclusivamente sul piccolo mondo degli insetti.

Chiocciole, vespe, centopiedi, cimici e farfalle, tutto questo visto in un modo molto semplice senza usare terminologie complesse (e nel caso, spiegandole) tanto che potrebbe essere letto tranquillamente anche da un bambino. La cosa curiosa è che questo libro è stato ripubblicato in questa edizione nel 2014 (la prima nel 2010) ma l'attuale editore non è riuscito a corrispondere i diritti né a Marcel Roland (chi per lui dato che non è più di questo mondo dal 1955) né dell'originale traduttore... questo dimostra, secondo me, quanto poco amore ci sia per la scienza, anche quella scritta per raggiungere qualsiasi pubblico, o forse in particolar modo questa.

La prima parte del libro si legge molto rapidamente seguendo capitoli dedicati a diversi animaletti, al loro ciclo vitale e all'esperienza diretta di Marcel nei loro confronti; una larga parte, quella finale, invece è dedicata al baco da seta, al suo allevamento e allo studio della malattia che rese l'industria della seta un settore in crisi data la moria dei bachi d'allevamento. Ovviamente bisogna di dire che l'autore è francese e l'industria della seta in Francia ha avuto una grande importanza.
Marcel ci racconta di come Pasteur trovò la malattia e la sua soluzione, dando il via poi al sistema che permise notevoli passi nel campo della veterinaria e poi della medicina. Questa parte è meno scorrevole della prima, ma offre comunque un ampio spaccato su un animale di cui l'uomo ha fatto il suo schiavo al punto tale che il bombice della seta nato in cattività e lasciato sfarfallare per la produzione delle uova, non vola né è capace di nutrirsi, ridotto semplicemente a una creatura utile alla produzione quello che viene considerato al pari di semenza.

Un'altra cosa che caratterizza la scrittura usata è la tendenza a umanizzare il pensiero degli animali, una cosa, però, usata senza voler condizionare il lettore, quanto più per far avvicinare a un mondo molto diverso dal nostro, ovviamente, ma anche a quello dei mammiferi. La cosa diventa palese soprattutto nell'ultimo capitolo in cui lo scrittore elenca tutti i pro dell'allevamento del baco da seta e del suo prodotto e al contempo riconosce la crudeltà imposta dall'uomo all'esistenza di questo insetto strumentalizzato.

Sono felicissima di questo acquisto e di questa lettura. Adesso mi prendo una pausa per un manga e poi vedremo cosa mi porterà a leggere la libreria <3

lunedì 21 maggio 2018

The Queen of the Tearling di Erika Johansen

E dall'oltretomba... no, non sono morta, ma dall'ultimo post sono passati (conta...) sei mesi! Ebbene sì, sei mesi orrendi, pieni di cose brutte, sfighe e depressione tanto che questo libro è rimasto a lungo chiuso sul comodino. Non riuscivo a leggere, non riuscivo e non riesco a scrivere e mi sono dedicata piuttosto alla creatività e ai mercatini (se volete sbirciare: Blue Stars Land).
Nonostante ciò, io ci tengo a precisare che il tempo di lettura di sei mesi è solo quello effettivo dal giorno in cui ho letto la prima pagina a quello in cui ho letto l'ultima, ma le sessioni effettive di lettura saranno state massimo 10, perchè ho trovato la lettura di questo romanzo estremamente scorrevole e veloce <3


Prima ancora di leggere la quarta di copertina, sono stata attirata dalla grafica esterna e interna perchè questo libro è stampato volutamente con un effetto anticato sulle pagine e un taglio asimmetrico che vuol simulare un libro antico. Inoltre all'interno ci sono molte illustrazioni dallo stile semplice, cosa che potrebbe forse richiamare un libro per giovani lettori, ma in realtà è un fantasy adatto dall'adolescenza in poi perchè comunque vi sono morti, combattimenti e sesso seppur non si scada mai nel volgare e nell'eccessiva esplicitezza di dettagli cruenti.

Trama:
Il giorno del suo diciannovesimo compleanno, la principessa Kelsea Raleigh Glynn, cresciuta in esilio, intraprende un pericoloso viaggio verso il castello in cui è nata, per riprendersi il trono che le spetta di diritto. Determinata e coraggiosa, Kelsea adora leggere e non somiglia affatto a sua madre, la fatua e frivola regina Elyssa. Protetta dal gioiello del Tearling uno zaffiro blu dagli straordinari poteri magici - e difesa dalla Guardia della Regina - un gruppo scelto di cavalieri guidato dall'enigmatico e fedele Lazarus - Kelsea ha bisogno di tutto l'aiuto possibile per sopravvivere alle cospirazioni dei nemici, che proveranno a impedire la sua incoronazione con agguati, tradimenti e incantesimi di sangue. Una volta diventata regina, e nonostante il nobile lignaggio, Kelsea si dimostra troppo giovane per un popolo e un regno dei quali sa ben poco, oltre che per gli orrori inimmaginabili che infestano la capitale. Kelsea deve scoprire di quale tra i suoi servitori fidarsi, perché rabbia e desiderio di vendetta si annidano fra i nobili di corte e perfino fra le sue stesse guardie del corpo. La sua missione per salvare il regno e compiere il suo destino è appena cominciata: Kelsea sarà chiamata ad affrontare un viaggio alla scoperta di se stessa e una prova del fuoco che la farà diventare una leggenda... se solo riuscirà a sopravvivere!

Ammetto che dopo aver letto la quarta, il mio entusiasmo era un po' scemato, ma alla fine ho deciso comunque di acquistarlo scoprendo poi che era solo il primo di una trilogia (che adesso posseggo, anche se i seguenti due romanzi sono meno curati graficamente).
Mi sono ricreduta ben presto scoprendo che la lettura era talmente fluida che anche se fosse stata una trama poco interessante me lo sarei bevuto comunque rapidamente. Il rallentamento epico è stato dovuto a me e non al libro, come già ho detto. Sarà poi che Kelsea mi ricorda molto i personaggi che gioca una mia cara amica e ogni volta sorridevo nel leggere alcune scelte o alcuni atteggiamenti pensando sempre: devo farglielo leggere (e infatti gliel'ho prestato).

Online si trovano molte recensioni poco entusiaste riguardo questo libro, tanto che per un attimo mi sono chiesta se il mio giudizio fosse sensato, ma pur riflettendoci, a me questo libro è piaciuto molto. Forse è il suo essere a metà via tra un libro per ragazzi e per adulti a confondere un po'. Non vi si trova l'edulcorata realtà dei primi né l'estrema crudezza dei secondi; stando a metà forse ha deluso le aspettative di alcuni lettori, ma io, leggendo entrambi, non ho fatto fatica ad assestarmi in quella fascia di mezzo. In fondo Kelsea ha 19 anni ed è un'età in cui ormai si sta abbandonando l'affisso di ragazzi allungandosi verso quello di adulti e lei stessa deve scoprirsi adulta nel momento in cui un regno intero grava sulle sue spalle.

I personaggi che la circondano sono molti, alcuni più caratterizzati di altri. La cosa più curiosa di questo libro e che rimane avvolta in una nebbia di dettagli alludenti senza mai far luce effettiva sul dettaglio, è che il mondo dove si svolge la storia non è completa fantasia perchè il Tearling è nato dopo il passaggio, quando gli esseri umani sono approdati in queste terre dopo un viaggio in mare, lasciandosi alle spalle... il nostro mondo! E infatti si parla di Europa, chirurgia, droghe, usi e costumi nonché problemi e piaghe sociali del nostro mondo, quello dove siamo noi lettori. Il contesto viene ripreso in più dettagli, in varie allusioni, specie quando Kelsea legge quei libri che anche noi conosciamo. Libri rari, tenuti come tesori in un mondo ritornato a un medioevo dove al popolo non resta che l'ignoranza di un gregge succube del regnante. Kelsea vuole essere una regina diversa, pronta alla guerra pur di non dover più spedire al regno della Regina Rossa donne, uomini e bambini come tributo per tener placata la sua sete di sangue.

Non sa come fare, lei prova, lei tenta. Impara a essere una regina affidandosi alla sua guardia scelta, seguendo gli insegnamenti della severa Carlin e il buon cuore di Bart, i suoi genitori adottivi che l'hanno cresciuta in gran segreto. La sua madre effettiva è stata una pessima regina, debole e frivola; suo padre non sa nemmeno chi sia... nessuno lo sa o forse semplicemente non glielo vuol dire. Chi sa forse non parla, ma dall'ombra l'appoggia, la studia e la supporta nel vedere in lei una speranza per un regno nato con la ricerca di un mondo nuovo e migliore e che, invece, sta cadendo in disgrazia per colpa di una condotta regnante sbagliata.

E niente, a me è piaciuto davvero molto. Non so se i seguenti due libri riusciranno a coinvolgermi altrettanto, dopotutto si prospetta una guerra, ma spero anche che si riesca a capire più chiaramente questo passaggio dal mondo che conosciamo a quello nuovo. Il mistero attuale attira, ma se resta così vago dopo un po' potrebbe essere frustrante non capire appieno. Per il momento mi dedico a una lettura completamente diversa, ma non credo aspetterò troppo per sapere come andrà a finire la storia di Kelsea!

venerdì 3 novembre 2017

La Vita di Konrad Lorenz di Alec Nisbett

Da quando lessi L'Anello di Re Salomone rimasi affascinata da questo signore che descriveva animali semplici con grande maestria ed entusiasmo, con un linguaggio accessibile anche a una bambina di dieci anni. Me lo regalò la mia madrina e non so come, adesso ho scoperto di averne pure due copie... vabbeh! Ad ogni modo, stavo spulciando vagamente i libri al mercatino dell'usato in una sezione dove di solito guardo poco perchè non sono avvezza ai saggi... noto, però, che c'è L'Anello di Re Salomone e me ne compiaccio e, subito accanto, ecco questo libro.
Dato che, lo ammetto, nonostante l'adorare quel libro da anni, ero molto ignorante riguardo alla vita e al percorso di Konrad Lorenz, ho preso l'occasione come un segno del destino e mi sono messa alla lettura.


E' stata una lettura molto lunga. Certo, il periodo non è stato dei migliori, però comunque non si tratta di un romanzo e se all'inizio scorre un po' più veloce perchè è la vita di Konrad, quando i suoi studi si fanno più articolati ed accademici, i capitoli centrali e finali sono abbastanza pesi. Trattando del suo lavoro, si fanno molto tecnici e parlano di argomenti di etologia e non solo, dei contrasti con altri campi della scienza e dei confronti con i colleghi.
Ammetto che sì, è stata una lettura pesante che però ho affrontato volentieri perchè l'etologia mi piace e apprezzo quest'uomo che, fondamentalmente, credo sia stato soprattutto un gran testone. Si evince un carattere non facilissimo, ma il modo di affrontare il suo lavoro lo rende ammirabile.

In wish list ho messo la sua autobiografia, sono curiosa di vedere come lui racconta di se stesso perchè credo che potrebbe essere una lettura divertente, anche perchè, specie agli inizi, tutte le sue osservazioni sono state fatte nella casa dei genitori e la sua stessa casa era uno zoo.
La cosa che mi colpì all'epoca del mio primo incontro con questo etologo è che parlava di animali comuni, noti a tutti, cose che chiunque avrebbe potuto osservare e verificare.

Se uno ci pensa, alla tv, quei pochi documentari che si vedono (ovviamente non prendo in considerazione canali dedicati e paytv) parlano sempre delle solite bestie, con un certo ripetersi di leoni e savana. A 10 anni, poi, io cosa potevo vedere? Super Quark, Geo&Geo, Alle falde del Kilimanjaro... non ricordo che altro... Insomma: in sostanza mi chiedevo perchè fosse così raro un documentario su animali più comuni. Ho sempre adorato i cavalli, ma un documentario decente e dedicato non è stato facile da trovare e ricordo che quando ne trovai uno in tv sugli ultimi cavalli selvaggi, rimasi stupita (e attaccata allo schermo con occhi brilluccicosi).

Il bello di Lorenz è che parla di cose comuni. Sono famosi i suoi studi sulle oche e spesso viene ritratto con questi animali a cui ha dedicato anni di vita. Paradossalmente, non ho mai visto documentari su di lui... anzi, ho scoperto con questo libro che ce ne sono e ho approfondito anche il panorama delle sue opere andando a cercarmene qualcuna da mettere nella mia infinita wishlist...
Se siete amanti dell'etologia, non potete non conoscere Lorenz e questo libro è sicuramente molto approfondito, specie dal lato dell'uomo di scienza più che dell'uomo in sé, cosa che forse mi è un po' mancata. Traspare comunque il suo carattere, ma ciò che predomina è il Lorenz etologo e i suoi trascorsi accademici in un periodo dove la sua scienza non era nemmeno riconosciuta.

Adesso torno al fantasy. Ho anche rimesso a posto una stanzetta con l'aggiunta di altre librerie per sistemare al meglio tutti i libri che abbiamo... sicuramente le letture non mi mancano, se poi trovassi anche la concentrazione necessaria, sarebbe perfetto...

venerdì 29 settembre 2017

Dragon's Crown di Atlus e Yuztan

Era molto tempo che non leggevo qualche manga e ieri Luca è rientrato con la miniserie di due volumi di Dragon's Crown. Avevo visto che era uscito mentre aggiungevo ad Anobii l'artbook che abbiamo preso assieme al gioco per ps4.
Partiamo dal fatto che, nonostante tutto, il disegno del manga è già più proporzionato di quello del gioco. Non è incapacità di disegnare, è uno stile voluto anche perchè l'autore delle illustrazioni è evidente che sappia il fatto suo. D'altronde, la prima cosa che insegnano quando fai scuola di disegno (di vario genere, indifferente) è che per saper disegnare personaggi con uno stile deformed (che siano tette enormi, spalle enormi, muscolatura eccessiva o l'estremo contrario) serve conoscere più che bene l'anatomia corretta, altrimenti il personaggio non sembrerà volutamente disegnato con uno stile magari estremo, sembrerà semplicemente sbagliato.
Tornando a noi, io apprezzo le idee, i colori, lo stile, ma bisogna dire che questo manga/gioco offre quintali di fandom con queste donne in pose ammiccanti, seni enormi in abiti succinti... e che dire degli uomini? Io apprezzo moltissimo i loro volti, ma l'ampiezza delle spalle sminuisce la mania delle CLAMP di fare questi uomini che non passano dalle porte...


La trama del manga ricalca quella del gioco riassumendola velocemente in due volumi. Persino la meccanica è la stessa del gioco, nel senso che ogni missione ricevuta viene svolta da un certo party e alla fine ci sono delle mini vignette che mostrano gli avventurieri rimasti alla taverna.
Purtroppo la linea della storia secondo me è abbastanza confusa, probabilmente proprio per la necessità di abbreviare, l'autore stesso dice che non ha avuto molto tempo per questo lavoro e, nonostante tutto, i disegni appaiono sempre molto curati.
Ribadendo che deve piacere lo stile (o che, come me, si evita di soffermarsi sui dettagli che non piacciono) è un manga palesemente fatto per gli amanti del classico rpg fantasy, cosa più che voluta, ovviamente. Il gioco stesso è un richiamo ai giochi vecchio stampo dove il party di eroi riceve missioni dalla gilda di avventurieri, ammazza mostri, sale di livello e alla fine si troverà invischiato in un problema di dimensioni gigantesche, grandi quanto un leggendario Drago.


Il titolo, Dragon's Crown, è il fulcro della storia in quanto questa corona pare permetta di risvegliare questo antico Drago e di dominarlo. Di per sé non è affatto brutto; certo, non originale, ma non è l'originalità che andavano cercando, ma il riproporre un classico e direi che ci sono riusciti.
Delle illustrazioni adoro i colori (cercando online ne trovate molte giacché anche il gioco ne è pieno e l'artbook è davvero bello) e i personaggi son tutti belli anche se non sono un'amante di queste tettone e coscioni con gambine secche e piedini minuscoli. Il mio preferito tra gli uomini è il mago, ma sotto l'elmo anche il guerriero non è male. Le donne, secondo me, han tutte dei volti molto belli, ma nel manga la principessa Vivian vince perchè è proporzionata... o forse è merito del vestito? In realtà alla fine mi piacciono anche l'Incantatrice e l'Amazzone in abiti alternativi.
Ah, giusto! I personaggi non hanno un nome vero e proprio. Anche fra loro si chiamano Elfa, Nano, Incantatrice, Mago, Guerriero, Amazzone... alcuni dei secondari invece hanno dei nomi, come Lucain e Rolan. Penso sia una scelta sempre dovuta ai vecchi rpg dove i personaggi avevano quel che di neutralità, ognuno poteva chiamarli come voleva, forse anche per immedesimarsi.

In definitiva, è piacevole e se amate il genere di disegno, anche molto, molto piacevole in quantità di ammiccamenti e scene provocanti (la chierica mezza morta stesa a gambe aperte vince...).
Non ho in programma altri manga ammesso non arrivino per caso, però ho tanti libri, alcuni anche iniziati. E' un periodaccio... ma confido che passerà.

lunedì 18 settembre 2017

Altri mesi di silenzio...
Effettivamente sono ferma con le letture e solo dai prossimi giorni riuscirò a tornare a scrivere.
Sono stata molto presa dal fare fiere, partendo con la Festa delle Fate a Garda, poi il Narsilion a Grazzano Visconti, quindi Signoria in Festa a Firenze per concludere con il Celtic Festival a Guastalla.
Ho creato, cucito, imbottito e perlinato raccogliendo, peraltro, ottimi risultati nonostante non credessi affatto nelle mie capacità. In realtà ci credo ancora poco, però i mercatini mi piacciono a patto che riesca ad avere dei momenti in cui isolarmi nel cucito affidando lo stand agli occhi del mio compagno.
Lui è l'uomo dalle mille idee, scarsa voglia, perfezionismo, accidenti, ma poi quando fa, fa bene e raccoglie la sua dose di soddisfazione, per non dire che ci sa fare col pubblico a differenza mia...
Se non fosse che lui sta passando un periodo in cui non è più sicuro di nulla, io un per sempre ce lo vedrei bene.
Speriamo sia un periodo.

La salute non esiste. Dolori e vertigini sono all'ordine del giorno, la sensibilità è poca in molte parti del corpo, mani comprese.
Bisogna abituarsi anche perché in ospedale non danno grande peso al fatto che io creo... per loro ovviamente è un hobby rinunciabile, io dovrei avere una pensione d' invalidità... il fatto è che neanche l'ho chiesta. Dovrei fare l'aggravamento da boh... un anno o più, ma continuo a rimandare... Non so se sia vergogna, orgoglio o demenza, ma fatto sta che loro la relazione me l'hanno data, la psichiatra continua a dirmelo e io boh... non so capirmi.

La delusione più grande è essermi resa conto che mi stanco anche a far niente. Ultimamente se mi sveglio prima di mezzogiorno, dopo pranzo crollo per almeno un'ora; diversamente latito nel coma.
L'orario in cui riesco maggiormente a trovarmi è svegliarmi alle 14 e andare a dormire a notte fonda. Non è un granché, lo so... vita da vampiro.
Fare live è quasi più una presa di posizione che altro. Mi stanco subito, di conseguenza diventa tutto pesante, non riesco a fare cosa vorrei ed essere come vorrei... mi sento solamente un peso e nel momento in cui perderò il personaggio che ho attualmente, credo che ci metterò una pietra sopra.
Piuttosto investiró energie per aiutare negli eventi di amici e lascerò liberi gli stessi dai miei malesseri.

È un periodo torbido... soddisfazioni materiali e tanti problemi a livello emotivo.
Vedo il mio castello farsi instabile e pare che io non possa far niente per rimediare. Posso solo stare a guardare e cercare di fare meno rumore possibile per paura di rompere questo fragile vetro che fino ad ora mi era parso solido come acciaio.
Faccio finta di nulla, poi crollo, annego nei pianti e quindi rinizio da capo, sperando che un giorno tutto torni a splendere...