venerdì 29 maggio 2020

Il Sognatore di Laini Taylor

Ero rimasta così tanto contenta de La Chimera di Praga che appena è uscito un nuovo libro di Laini Taylor l'ho subito preso, anche se poi è rimasto in libreria per un sacco di tempo. Ora mi pento di non aver preso il secondo appena lo avevo adocchiato in libreria! Avrei attaccato subito con la lettura perchè con un finale così non si può che desiderare di andare subito avanti per sapere come andrà a finire, ma andiamo per gradi...


Trama:

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.
 
Rileggendo la trama, so che avrei comprato questo libro anche se non fosse stato di un'autrice che mi aveva già catturata per il suo modo di raccontare storie.
Venivo da uno stile di scrittura molto diverso, più concreto e diretto, mentre Laini Taylor si sofferma in dettagli, sensazioni, immagini che richiamano emozioni e particolari frivoli, ma affascinanti. Forse anche per questo l'impatto iniziale con questo libro è stato particolare e mi ha lasciato perplessa, con l'idea di non aver capito nulla di ciò che stavo leggendo, ma proprio per capire sono andata avanti e alla fine il voler capire e conoscere è proprio ciò che porta avanti Lazlo e noi con lui fino a che i punti di vista della storia divengono due, ben distinti e distanti.
La cosa che colpisce è la naturalezza con cui viene presentato un dettaglio che rende ogni essere di questo mondo decisamente diverso da noi: la presenza di due cuori. Uno è come il nostro, un muscolo che pompa sangue nel corpo, ma l'altro spinge nelle vene lo spirito, una sostanza incolore che però è essenziale per dare a un corpo non solo la vita, ma quel qualcosa che ci rende, forse, davvero vivi.

Lazlo lo conosciamo che è un bambino in un orfanotrofio in un'atmosfera così grigia che non si può non ammirare la forza con cui questo bambino sogna un mondo immaginario frutto di racconti, un mondo il cui nome, all'improvviso, viene dimenticato e trasformato in Pianto. Così, da un momento all'altro: tutte le menti del mondo non conoscono più il nome vero, ma solo Pianto e Pianto è per tutti... ma non per Lazlo che sente quel cambiamento, lo percepisce e cerca in tutti i modi di aggrapparsi a un ricordo precedente che inesorabilmente svanisce. Quale potere può cancellare dal mondo un nome da ogni mente? E così Lazlo si aggrappa al suo sogno di scoprirlo, di capire Pianto, la sua cultura, i suoi misteri e come si possa cambiare nome a una città a quel modo.

*** POSSIBILI SPOILER ***

E Lazlo ci riesce. Dapprima solo come studioso immerso tra libri a cui nessuno dà più peso, relegati a miti, leggenda, folklore, eppure Lazlo vi vede qualcosa. Lazlo è un animo buono, così buono che di quel folklore fa la fortuna di un altro personaggio contorto, l'Alchimista Thyon Nero, il primo che riesce nell'impresa che tutti gli Alchimisti hanno sempre bramato: creare l'oro. E ci riesce proprio grazie alla bontà di un giovane Lazlo che da quel gesto non ha ricavato nulla, nemmeno un briciolo di gratitudine, eppure il destino terrà vicini i due anche quando Pianto si rivela reale e tutte le leggende si materializzano un bel giorno davanti agli occhi di Lazlo, Thyon e molti altri.
Già qui si ha quella sensazione di gioia nel vedere realizzarsi un sogno, la forza della perseveranza appagata dal poter dire: avevo ragione. Ma Lazlo quasi se la vede portar via ed è in quel momento di disperazione che trova la forza di inseguire il suo sogno. Sarà forse il meno utile, il più banale fra tutti, ma proprio la sua sincerità, il suo sogno, il suo desiderio, lo rendono speciale e in lui vede quel che basta Eril-Fain che lo porta con sé in una particolare ricerca e poi fino a Pianto per risolvere un enorme problema.
E qui, dopo un deserto inclemente e bruciante, tutto quanto si può racchiudere nella parola blu. Blu come il misterioso mesarzio, un metallo alieno o divino che nulla riesce a scalfire e blu, come la pelle dei Mesarthim, Dei e oppressori di quel popolo liberato grazie proprio a Eril-Fain e a un bagno di sangue. Eppure, da quel massacro, qualcuno si è salvato, qualcuno che non ha il potere distruttivo dei genitori, ma che ne ricalca l'aspetto e solo questo basta. Basterebbe a tutti, ma non a Lazlo che trova il tutto affascinante.
Ed è qui che i due punti di vista si toccano nel mondo dei sogni di Lazlo, dove tutto può accadere, dove una dei sopravvissuti al massacro entra e viene vista. Da Lazlo e solo da Lazlo. Sarai, una Mesarthim, figlia della temibile Isagol. Chiamata Musa degli Incubi per il compito a cui si era dedicata suo malgrado negli anni dopo il massacro, rimane incantata da Lazlo e dai suoi sogni e quando Lazlo stesso capisce che Sarai è reale, comincia un'avventura fatta di sogni e tenerezza che fa desiderare il sonno più della veglia.
E quando la dolcezza e la speranza si fanno largo nel cuore del lettore, ecco che tutto si ribalta di colpo, che nel giro di pochi attimi tutto cambia, inesorabilmente, per Lazlo, per Sarai, per Pianto e per chiunque. E poi? E poi serve il secondo libro, mannaggia!

*** FINE SPOILER ***

Come mi era già successo nella precedente trilogia dell'autrice, è inevitabile finire per essere coinvolta nella storia, nei sentimenti e quando, alle ultime pagine, cominci a esserne quasi sopraffatta, ecco che rotoli veloce alla fine e... e quel libro che ne segue non ce l'hai! Lo recupererò quanto prima, ma nel mentre ancora mi crogiolo nella tenerezza, nella dolcezza e nella rabbia che alcuni personaggi mi lasciano e che so già ritroverò nel secondo volume. (Minya, così per dirne uno...) E temo che potrà solo aumentare.
Per una sognatrice come me, tutto questo è bellissimo. La forza che si ha nel perseguire i propri sogni, nel perseverare nonostante tutto, è magia. Dopo aver letto il libro, quasi mi sento in colpa per aver messo da parte il mio, mi sento in colpa verso i personaggi a cui non ho dato un epilogo su carta e ammetto che ne ho ricevuto ispirazione, quasi una spinta.
Vorrei essere come Lazlo e per Lazlo voglio il secondo libro, devo sapere come va a finire!

venerdì 3 aprile 2020

The Fate of the Tearling di Erika Johansen

Salve, salve a tutti. No, non sono morta... che suona abbastanza brutto di questi tempi, ma tant'è. No, non è stata la quarantena a farmi riprendere a leggere dato che io vivo in casa praticamente sempre. Diciamo che nell'ultimo anno e anche più, non sono riuscita a scrivere, leggere o a concentrarmi su molto altro. Colpa della mia salute mentale e fisica che mi ha portato anche a dover abbandonare un lavoro che mi piaceva, ma che ci vogliamo fare? La vita va così.
In compenso nell'ultimo mese sono riuscita a tornare a leggere e finire una trilogia che mi aveva coinvolta fin da subito e di cui mancherà la recensione del secondo libro, ma trarremo le somme qui con questo finale che, nelle ultime pagine, un po' te lo senti e un po' speri che non sia così. Ma la cosa bella è che è un finale che non lascia nulla di sospeso o di aperto. La trilogia finisce e finisce con un bel punto.


La cosa che sicuramente mi ha agevolata nel riprendere la lettura è la scorrevolezza che caratterizza tutta la saga. Una trilogia che ho amato molto e di cui si parlava anche di fare un film; pareva che la Warner ne avesse preso i diritti scegliendo Emma Watson come attrice per il ruolo di Kelsea, ma non se n'è saputo più nulla e la cosa è finita nel dimenticatoio. Poco male in sé, mentre dall'altro lato anziché vedere remake, sequel e prequel di cui nessuno sentiva il bisogno, attingere a dei bei romanzi potrebbe portare qualcosa in più per gli amanti del genere fantasy, ma ahimè anche la mia adorata Chimera di Praga è un progetto abbandonato e di cui non s'è sentito più nulla.
Tornando a noi, il titolo di Fato del Tearling è quantomai azzeccato in quanto le decisioni e le azioni della giovane regina Kelsea smuoveranno le sorti di tutto il suo regno e non solo. Nel finale vediamo da vicino la famigerata Regina Rossa e il Mortmesne, mentre il Cadare rimare per lo più una regione nominata ma di cui non si sa molto di più (e nemmeno se ne sente il bisogno).

Trama:
In meno di un anno Kelsea Glynn, dall'adolescente impacciata che era, è diventata una sovrana sicura di sé. Mentre maturava nel suo ruolo di regina del Tearling, questa giovane testarda e lungimirante ha trasformato il regno intero. Nel suo tentativo di eliminare corruzione e vessazioni e riportare giustizia si è fatta numerosi nemici, in patria e nei territori confinanti: il più terribile di tutti è la Regina Rossa, che non si è fatta scrupolo di rivolgere il suo esercito contro il Tearling. Per proteggere la sua gente da un'invasione devastante, Kelsea ha compiuto una scelta incredibile: si è consegnata coi suoi zaffiri magici al nemico, lasciando il trono a Mazza Chiodata, fidato comandante della sua guardia personale, cui ha affidato il ruolo di reggente. Questi, però, non ha alcuna intenzione di arrendersi fino a quando non sarà riuscito a salvare coi suoi uomini la regina, ora prigioniera nel Mortmesne. Qui inizia il capitolo finale, nel quale il destino della regina Kelsea e dell'intero Tearling saranno finalmente rivelati!
La cosa bella di tutta questa trilogia è l'alternarsi dei tempi, dei mondi, del presente e del passato, di visioni del futuro il tutto miscelato bene e senza creare confusione ma, anzi, una grande curiosità nell'attesa che i punti si congiungano per capire, dissipare la nebbia e delineare i contorni e i perchè dei personaggi. I "cattivi" si muovono bene e si ha modo di capirli, assimilarli lentamente e anche comprendere le loro azioni, seppur si sia liberi di appoggiarle o meno. Kelsea stessa agisce spesso d'impulso e d'istinto perchè, per quanto sia la protagonista, la regina, non è una classica eroina senza macchia e senza paura. E' umana nelle sue debolezze e nelle sue forze e cresce, vacilla, si pente e impara dal passato, capisce via via la forza che ha acquisito e la sua origine, nonché il prezzo che le richiede e ciò che quegli zaffiri significano, da dove vengono.

Ho sempre avuto un misto di attesa e timore nell'arrivare alla fine di una storia, perchè hai sempre paura di trovare ad attenderti una delusione. Da una parte sai che dovrai abbandonare quel mondo e quei personaggi, ma l'idea di farlo con insoddisfazione, delusione o magari rabbia, non è mai piacevole, però capita. A volte è questione di gusti, a volte si percepisce una mancanza di cura o l'incapacità di chiudere tutti i punti aperti dalla trama. A volte si sente l'esigenza di approfondire, di avere risposta a dei perchè e la cosa che più mi ha stupita di questa trilogia è che si chiude tutto.
E' un finale agrodolce, guadagnato a caro prezzo, di cui si ha il sentore verso la fine, come dicevo, eppure quelle ultime pagine le leggi di corsa, quasi sperassi in un punta di dolcezza che sai che non ci sarà perchè il Tearling è così, crudo e diretto, e questo è il miglior finale che poteva avere in onore anche del perchè e del come era stato fondato da William Tear dopo il Passaggio.
E anche sul personaggio di William Tear si scopre tanto, un cambiamento netto rispetto alle prime impressioni, agli occhi di un'ingenua Lily per poi vederlo con altri occhi e vedere l'uomo sotto l'eroe del Passaggio, quell'uomo misterioso e quasi santo.

Potrebbe far storcere il naso a qualcuno l'impronta che si dà alla chiesa di Dio in questi romanzi, ma si tratta di un fantasy e come tale andrebbe preso. Nella storia, la chiesa ha avuto sempre un'influenza marcata e non sempre pulita e giusta e qui non fa eccezione. Nuova Londra è un crogiolo di ogni tipo di peccato, specie nel Gut, nel Nido, e non ci si fa scrupoli a portare alla luce le debolezze dell'uomo e della carne in tutte le sue sfaccettature. E a me piace che ci sia quest'umanità di fondo perchè l'essere umano non è perfetto e ogni mondo ha le sue ombre.
Sono cose che possono o meno piacere e che quindi influenzano il giudizio di un lettore e sono il motivo per cui a me questa trilogia è piaciuta davvero molto.

Ora, se la concentrazione mi accompagnerà, spero di continuare a leggere perchè ne sentivo la mancanza e la frustrazione di non riuscirci mi stava logorando. Dita incrociate!

domenica 30 settembre 2018

Il Mondo dall'Altra Parte di Fosco Del Nero e Michela Salotti

Quando in libreria trovo fantasy italiani editi da case editrici poco conosciute, ho sempre una gran curiosità e ammetto che, anche se la trama non è originalissima, tendo a preferirli, forse in funzione di quella sensazione di solidarietà tra autori sconosciuti. In questo caso la copertina, poi, mi piaceva davvero un sacco e quindi il libro è venuto a casa con noi salvo poi restare parcheggiato in libreria per un bel pezzo. Fino ad oggi. Sarò sincera: tornassi indietro, lo lascerei in libreria con il consiglio di non metterlo in mezzo ai fantasy perchè poi è normale che un lettore che si aspetta un fantasy rimanga deluso e scontento.


Il libro parte come un urban fantasy, con Lorenzo, un ragazzo quindicenne che ha avuto finalmente accesso alla soffitta di casa dove scopre un sacco di cose interessanti, ma niente di eclatante come si era aspettato. D'altronde la soffitta è il deposito di mezza famiglia, tra cui lo zio Emanuele che un giorno ha deciso di sparire in giro per il mondo lasciando presunti tesori in quella soffitta. Lorenzo cataloga tutto ma, a parte tanta polvere, trova solo vecchi oggetti normalissimi fino a quando, praticamente seppellita dietro ad altra roba, scorge una specchiera antica e decide di tirarla fuori.

Questa specchiera ha un cassetto con incisa una frase in latino, ma, a parte questo, non ha null'altro se non un aspetto molto antico e, apparentemente, di valore. Lorenzo scoprirà poi che l'oggetto è in realtà un collegamento tra luoghi e tempi diversi, un collegamento che lo porterà a conoscere Celeste, una ragazza di un altro mondo misterioso. Purtroppo, a parte vedersi, i due non possono interagire giacché non possono udire le rispettive voci; Celeste, però, par sapere come funziona l'oggetto e, a gesti, riesce a far capire a Lorenzo la cosa sorprendente di quel semplice cassetto: i due possono parlarsi tramite messaggio scritto che viene "trasferito" da un mondo all'altro, perfettamente leggibile.

Ecco, bene, il fantasy finisce qui. Peccato che siano i primissimi capitoli di questo libro che, seppur breve, diventa noioso e ripetitivo.


*** SPOILER ***

Dopo l'incipit che poteva sembrare interessante, il libro diventa piatto e monotono. La parte narrativa si riduce all'osso sostituita da uno scambio di missive giacché i due non si incroceranno mai più allo specchio, limitandosi a una fitta corrispondenza. Un capitolo - una lettera, in alternanza Lorenzo - Celeste. Vabbeh, rinunciamo alla narrazione e ai dialoghi e seguiamo la storia in un alternarsi di punti di vista? No, perchè non esiste una trama vera e propria da sbrigliare dato che, se normalmente uno può pensare che tramite le lettere conosceremo i personaggi e il mondo misterioso dall'altra parte, in realtà tutto questo occupa ben poche righe perchè tutto il resto è un percorso spirituale di evoluzione.

Ora: precisiamo che mia madre è appassionata di esoterismo, religione e spiritualità e che io nulla ho contro diversi punti di vista sulle regole che governano il mondo, sul destino, sulla reincarnazione o qualsiasi insegnamento la propria religione o il proprio pensiero possano prevedere, ma non è fantasy. Se questo è fantasy, allora nel fantasy possono essere esposti anche libri sacri delle religioni, pensieri filosofici e percorsi interiori che, di norma, sono tutti raccolti nelle sezioni religione o esoterismo.

E per molti potrebbe essere pure offensivo pensare che simili libri vengano definiti "fantasy".

Fatta questa premessa, ho finito questo libro per principio ma, avendolo io comprato come fantasy, è uno dei peggiori che io abbia letto negli ultimi tempi. Tralasciamo i refusi o la scrittura che magari può piacere o meno a seconda del gusto, ma, se cercate una storia, evitatelo. Volete un libro atipico che vi presenti una filosofia di pensiero e di crescita interiore? Può essere che questo lo sia, ma se davvero vi interessa, allora recuperatevi qualche testo veramente incentrato su questo e sicuramente avrete modo di riflettere in maniera più fluida, continua e congruamente esposta.

Non dico che qui se ne parli a casaccio perchè, dalla biografia degli autori, sicuramente sanno di cosa parlano, ma secondo me hanno scelto il modo sbagliato con questo libro, o forse hanno scelto il pubblico sbagliato puntando a un fantasy che di fantasy ha poco.

Non mi esprimo sui contenuti concreti dei messaggi perchè sono puramente soggettivi. Credere o meno nella reincarnazione, nell'evoluzione di un'anima, nelle esperienze programmate da essa agli albori della sua esistenza, un filo conduttore per cui tutto succede per un preciso motivo... sono cose che ognuno deve affrontare personalmente. Ma, a mio parere, non con un libro simile.

Per ribadire che non sono avversa a certi argomenti, io ho anche partecipato a incontri con persone che insegnano, guidano in certi percorsi. Ho partecipato a canti curativi e di trance e trovo affascinanti molti aspetti di questi pensieri pur magari non condividendo appieno alcune cose, che possono essere la dieta vegetariana/vegana così come l'individualità del proprio cammino in ogni suo aspetto, ma non per questo giudico chi la pensa diversamente.

Il problema sta tutto nel fatto che io ho comprato un fantasy, volevo leggere un fantasy e mi sono trovata davanti un libro che, personalmente, tratta argomenti che adesso non mi interessano, affrontati in un modo che neppure ritengo immediato e adatto. Parere personalissimo, ma d'altronde se si parla di un libro, di un film, di un gioco... l'opinione è sempre personale.

*** FINE SPOILER ***


Lo consiglio come fantasy? Assolutamente no. Lo consiglio come libro di introspezione/esoterismo/percorso interiore? No, trovate sicuramente di meglio, magari negli stessi libri scritti dagli autori.

Copertina molto bella, scritto in maniera accettabile sorvolando su alcune sillabazioni non proprio piacevoli e punti messi un po' a caso a spezzare discorsi dove magari un punto e virgola stava meglio... o almeno non iniziare puntualmente frasi con ma, anche e compagnia bella... Ok, ogni tanto può starci per dare enfasi, come iniziare con la e dopo il punto, ma non può essere la regola!

Tra l'altro, ciliegina sulla torta, il finale non è proprio un finale che ripaga la pazienza della lettura e arriva piuttosto improvviso, quasi a un certo punto si fosse deciso che il libro era lungo abbastanza. Non dico sia insensato il momento a livello di "trama", ma per come accade, sembra un po' buttato lì...

E niente, adesso mi dedico al primo di una trilogia per ragazzi che, ho scoperto a mio spese, sia introvabile! Avevo il secondo libro e ci ho messo tantissimo a trovare il primo (e il terzo) pescandoli casualmente a una fiera del libro d'epoca dove non c'entravano niente, ma il banco li aveva da vendere per conto della figlia del proprietario XD e manco a farlo apposta aveva il primo e l'ultimo! Casualità? Forse no, magari era destino.

mercoledì 19 settembre 2018

Il Tesoro del Bigatto di Giuseppe Pederiali

Ormai entrare in libreria è meno frequente di prima perchè so che non posso spendere quanto vorrei e comprare scaffalate di libri, ma ogni tanto cedo alla tentazione e vado a spulciare nel mio reparto preferito: fantasy. Spazio tra fantasy, gothic, ragazzi e dintorni di solito; ci son tante cose interessanti, ma devo farmi convincere solo da ciò che realmente mi attrae e così l'ultimo giretto in libreria mi ha vista uscire con tre libri: uno che cercavo e due casuali scoperte. Questo fa parte degli ultimi due.
Mi ha attirata perchè si ambienta ai tempi di Matilde di Canossa nella zona della bassa e, sentendomi ormai parte del posto (anche se non vivo proprio nei paesi toccati), ho deciso di comprarlo perchè, a parte territorio e periodo, mi ispirava la trama che però, partita bene, mi ha un po' annoiato.




Trama:
Anselmo, l'eremita della Pietra di Bismantova, riceve l'incarico di portare a compimento una delicatissima missione segreta per conto di Matilde di Canossa ma, scoperto il piano e la destinazione finale, il Diavolo in persona decide di ostacolarlo in ogni modo. L'incontro col giovane re Vitige, pronto a partire per una grande avventura nel tentativo di salvare il suo popolo dalla carestia, induce Anselmo a cambiare i propri piani di viaggio, e di conseguenza a confondere il suo rivale... In un'inedita Pianura Padana fantastica dell'Undicesimo Secolo, un manipolo di coraggiosi ma sgangherati eroi affronta una brancaleonesca avventura irta di pericoli lungo il corso del fiume Po, ricco di miti e creature leggendarie della tradizione folclorica italiana.
Parlare di fantasy, per i canoni a cui siamo abituati oggi, forse è un po' fuorviante. E' una lettura di genere fantastico scritta negli anni 80 e usata anche come lettura scolastica (e io avrei voluto leggere questo piuttosto che altre cose noiosissime che mi son capitate...). Wikipedia mi dice che potrebbe essere il secondo di una trilogia, ma in realtà non si sente il bisogno di un primo né di un terzo libro.

La prima parte l'ho trovata carina e divertente (anche se si apprezza a pieno con una conoscenza basilare del dialetto della zona per cui mi sono avvalsa dell'aiuto di amici di qua XD) fino a quando Anselmo s'imbarca sulla Gogamagoga assieme alla sua sgangherata ciurma di personaggi strambi, ma da lì in poi diciamo che è un susseguirsi di eventi e incontri che non portano avanti la trama anche se mostrano creature ed eventi caratteristici della zona. Tutto sommato, comunque, non ho fatto fatica a leggerlo tutto, complice anche il fatto che la scrittura è semplice, scorrevole e i capitoli sono piuttosto brevi.

Il personaggio di Anselmo risulta simpatico, con quella vena che ricorda un po' Don Camillo che, anche se prete, era prima di tutto un cristiano, inteso come uomo terreno. La sua controparte, il Diavolo in persona, è in egual modo apprezzabile nella sua malignità mai troppo marcata per come presentata. Di tutti gli altri personaggi di contorno, sinceramente, non mi sento di spendere apprezzamento o odio particolare per nessuno: sono tutti abbastanza insapori, scarsamente utili come spalla, spesso solo macchie di colore o espedienti per portare avanti gli avvenimenti (e a volte nemmeno quello).

E' un libro da leggere? Se si è della zona, secondo me, lo si può apprezzare, perchè ci si riconosce e si capiscono al volo molte cose. Diversamente, lo trovo un libro un po' di nicchia, leggero, carino, ma che non ti lascia nulla di particolarmente impresso se non alcuni nomi stupendi e arzigogolati che devo appuntarmi da qualche parte per farci personaggi assurdi da giocare magari in qualche campagna breve o one shot di gioco di ruolo da tavolo XD